Il provvedimento riguarda, come avevamo già detto in questo post, la pubblicazione di contenuti ritenuti illeciti dalle autorità thailandesi le quali chiesero a Facebook di rimuovere una serie di post al fine di tutelare la sicurezza nazionale. Successivamente si apprese che la maggior parte dei contenuti potevano configurarsi nell'accezione del reato di Lesa Maestà punito, in Thailandia, con la reclusione da tre a quindici anni (come previsto dall'art. 112 del Codice Penale thailandese).

Sono state proposte cinque modifiche alla legge: la prima modifica proposta riguarda i provider dei servizi che verranno sollevati dalla responsabilità dei contenuti; la seconda la consegna degli spam per cui i provider dovranno disporre di un adeguato sistema di out-out al fine di limitare la consegna di messaggi indesiderati, pena 200.000 Bath per ogni messaggio ricevuto senza il consenso del destinatario; la terza modifica verte in merito ai tempi entro i quali i fornitori dei servizi dovranno rimuovere i contenuti. La quarta e la quinta modifica propongono l'istituzione di un comitato volto ad identificare i reati informatici e risolvere, in caso di lievi violazioni, la contravvenzione con una sanzione pecuniaria.

Come molti esperti affermano la procedura di rimozione dei contenuti non potrà essere effettuata nel termine dei tre giorni fissati dalla Legge ma serviranno dai cinque ai sette giorni lavorativi, inoltre, se si tratta di sistemi Cloud la rimozione potrebbe risultare impossibile visto che il fornitore dovrebbe conoscere l'esatto posizionamento dei dati possibile solo controllando pedissequamente gli utenti violando la loro privacy.

In merito al cloud computing, come afferma l'onorevole Dhiraphol, la questione è assai ardua in quanto i fornitori di Cloud spesso garantiscono riservatezza e sicurezza crittografando e segregando i dati pur sapendo che i contenuti caricati potrebbero essere illeciti. In virtù di tale peculiarità di molti servizi Cloud i Gestori sono impossibilitati nella conoscenza dei contenuti caricati e quindi impossibilitati nell'eliminazione.

Sempre Dhiraphol ha affermato che in caso il reato informatico dovesse configurarsi per opera di persone giuridiche ne risponderanno le persone fisiche a capo della società.



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