Iniziamo con ordine definendo gli ambiti del Web. È il primo livello dove troviamo tutti i siti, i contenuti e in generale gli indirizzi indicizzati dai maggiori motori di ricerca come Google e Bing. Questa parte del web è facilmente esplorabile e accessibile. Fa parte della navigazione quotidiana della maggior parte degli utilizzatori della rete. Tuttavia, è solo la punta dell’iceberg, considerando che meno del 5% dei contenuti online è indicizzato.

Passiamo ora al Deep Web (o invisible web). Questo livello del web non è certo illegale, in quanto raggruppa tutti quei contenuti che non possono essere indicizzati dai motori di ricerca e devono essere raggiunti mediante un indirizzo a noi conosciuto. Qui troviamo aree riservate, articoli accademici, cartelle mediche, documenti legali e via dicendo. Oltre ai contenuti precedentemente citati nel deep web, vengono veicolate le interrogazioni ai database (queries), operazioni di login e registrazione, pagine accessibili solo a pagamento e quanto non raggiungibile dai motori di ricerca ma, comunque, attraverso un normale browser. Secondo alcune stime, il deep web è circa 600 volte più grande del “web di superfice”, purtroppo tali statistiche sono solamente un’approssimazione in quanto nessuno può conoscere quante pagine siano effettivamente presenti.

Veniamo quindi al Dark Web ovvero la parte più oscura della rete, quella più illegale e “riservata ai pochi eletti”. Il Dark Web spesso viene chiamato “Dark Net” in quanto per raggiungerlo è necessario avvalersi di particolari browser (tipo TOR o I2P) poiché i domini di questo lato oscuro non possiedono come estensione il comune “.com” o “.it” ma bensì “.onion”. Il termine “dark” descrive sia le caratteristiche di “non-visibilità” delle informazioni sia il fatto che questo livello della Rete è spesso utilizzato per attività criminali, pornografia, traffici illeciti e transazioni illegali effettuate, per esempio, tramite bitcoin. Certamente favorito per l’illecito, il Dark Web, grazie alle sue pregevoli caratteristiche, viene spesso utilizzato da parte di attivisti e dissidenti di stati totalitari (e non…) o nel corso di guerre e rivoluzioni come canale di comunicazione sicuro ed assolutamente anonimo. Per ovvie ragioni questa rete oscura è frequentata anche dai servizi di intelligence e dai servizi di polizia di molti stati.

Fatta questa lunga divagazione in merito ai tre livelli del web veniamo al caso in questione: l’arresto del Tycoon del Dark Web Alexander Cazes. Il Cazes era, se così lo si può definire, un vero e proprio imprenditore del Dark Web e grazie ai traffici illeciti è riuscito ad accumulare decisamente una fortuna. Quest’ultima, fondamentale specificarlo in questo caso, ha un doppio significato: il fato e la ricchezza. Fato, ricchezza, dark web ed illeciti sono gli ingredienti che hanno portato la polizia sulle tracce del Cazes fino al suo arresto nella villa di Bangkok. La polizia è riuscita ad individuare il criminale poiché spesso ha, forse per errore, “dimenticato” di eludere la sua presenza nella rete occulta e quindi ha reso possibile agli esperti delinearne i movimenti e le azioni. Infine, ciò che ha definito il tassello mancante per la posizione esatta necessaria all’arresto è stato un post su Facebook della sua nuovissima automobile, un errore banale che dal Tycoon del dark web forse non ci si aspettava.



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