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Libertà di espressione, uno dei diritti più preziosi dell'Individuo

Introduzione

Libertà di espressione, un concetto tanto semplice quanto complesso. Nella libertà di espressione troviamo racchiusi una moltitudine di concetti tra cui la libertà di parola, di stampa e di pensiero, nonché la libertà di informare ed essere informato. È presente quasi ovunque, tutti sanno cosa sia la libertà di espressione, fa parte del linguaggio comune, spesso la troviamo sui rotocalchi, nelle manifestazioni, in radio e televisione. Effettivamente possiamo, però, dire che nel mondo attuale vi sia tale libertà?

Riconosciuta per la prima volta con la Costituzione degli Stati Uniti d’America (1787) è col tempo divenuto uno dei concetti fondanti la democrazia in quanto espressione del connaturale bisogno dell’individuo di esprimere liberamente il proprio pensiero, individualmente o collettivamente, tramite la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione. Diritto che si collega intrinsecamente all’identità politica, religiosa e culturale del singolo e di ogni nazione, seppur la diversità di questi fattori è spesso causa di scontri che si traducono in limitazioni della libertà in questione.

La tutela della libertà di espressione sul piano internazionale si è sempre più affermata come diritto fondamentale da garantire ad ogni individuo sia come valore fondamentale la cui protezione è strumentale a garantire l’esercizio di ulteriori diritti e ad assicurare l’affermazione di valori e principi democratici. Allo stesso tempo, la libertà di espressione, è sancita e tutelata nelle più importanti Convenzioni internazionali, rappresenta l’emblema dell’essere umano nella sua natura più intima in quanto legata al concetto, ancor più profondo, della dignità umana. Nonostante il diritto internazionale riconosca questo diritto fondamentale, ancora una volta la tutela riconosciuta sul piano normativo non si traduce negli stessi risultati dal punto di vista dell’effettività, a testimonianza che la comunità internazionale ha ancora molta strada da fare nel rendere effettiva l’osservanza dei principi convenzionali.

La libertà di espressione nel diritto internazionale

Il diritto internazionale prevede che libertà di espressione, al di là dei casi più estremi, possa essere limitata solo se sussistono tre requisiti: deve essere specificato dalla legge; deve sussistere il perseguimento di uno scopo legittimo; la limitazione deve essere necessaria e proporzionata alla situazione.

L’Articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti Umani prevede, al Comma 2, che l’esercizio della libertà di espressione «poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario».Il primo paragrafo dell’art. 10 afferma che ciascun individuo ha libertà di espressione, è libero di informare ed essere informato senza che vi siano interferenze ed ingerenze da parte di autorità pubbliche. L’articolo in esame, alla fine del primo comma, afferma che uno Stato può adottare particolari misure per autorizzare le imprese impiegate nel Servizio dei Media Audiovisivi. Il secondo comma del medesimo articolo definisce quali obblighi gli Stati possano imporre al fine di tutelare la sicurezza pubblica, la democrazia e la sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.

Seguendo una linea molto simile a quella della Convenzione EDU, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce, all’Articolo 11, che ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione, di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. Nel Comma 2 viene affermato, senza riserbo, che la libertà dei media e il loro pluralismo è, e deve, essere rispettato. Altro caposaldo della libertà di espressione lo troviamo nell’Articolo 29 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, secondo il quale «nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico, e del benessere generale in una società democratica. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite».Sempre nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, agli articoli 18 e 19, troviamo il diritto alla libertà di pensiero e, poi, ancora la libertà di poter esprimere liberamente le proprie idee, infatti, «Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere».

Limitazione della libertà di espressione

Nell’affrontare la tematica della libertà d’espressione, emerge un rapporto dialettico tra l’esercizio pieno del diritto fondamentale e i limiti imposti al diritto stesso. Il catalogo delle libertà fondamentali, seppure sia incardinato su capisaldi invalicabili, si arricchisce continuamente grazie alla costante necessità di rendere equilibrato il rapporto con i limiti e le emergenti istanze. Limitazioni che, seppur previste dal punto di vista normativo e ancorate a presupposti ben definiti, dimostrano quanto spesso anche in materia di diritti fondamentali sia necessario un costante ed attento bilanciamento tra la pienezza e l’effettività del diritto e il rispetto delle contestuali esigenze di tutela di cui gli ordinamenti democratici si fanno portatori.

Fortemente limitata dai regimi totalitari e dalle dittature del Novecento, ancora oggi la libertà di espressione non è completamente riconosciuta nel mondo, spesso osteggiata per motivi politici, religiosi, culturali. Tuttavia, anche nelle democrazie in cui è pienamente riconosciuta, la libertà di espressione presenta dei limiti giuridici, generalmente indicati nelle costituzioni. Altri diritti e valori primari, quali il buon costume o morale pubblica, la dignità e la riservatezza della persona, l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, in forme e misure diverse, costituiscono generalmente dei limiti, di fronte ai quali anche un diritto basilare, come la libertà di espressione, può essere circoscritto.

I limiti alla libertà di espressione codificati nelle dichiarazioni universali e nella Costituzione italiana

La Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo codifica, in maniera puntuale e dettagliata, i limiti che possono essere applicati alla libertà di espressione e manifestazione del pensiero.

Se per quanto riguarda la libertà di pensiero, di coscienza e religione sono previste solamente delle «restrizioni che, stabilite per legge, costituiscono misure necessarie in una società democratica, per la protezione dell’ordine pubblico, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui», per quanto riguarda la libertà di espressione vengono definite «comportando doveri e responsabilità, possa essere sottoposto a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni previste dalla legge e costituenti misure necessarie in una società democratica, per la sicurezza nazionale, l’integrità territoriale o l’ordine pubblico, la prevenzione dei reati, la protezione della salute e della morale, la protezione della reputazione o dei diritti altrui, o per impedire la divulgazione di informazioni confidenziali o per garantire l’autorità e la imparzialità del potere giudiziario».

La Costituzione italiana prevede, come unico limite esplicito, la non contrarietà a quello che viene definito come buon costumeche, nell’interpretazione attuale del diritto italiano, comprendono quelle manifestazioni del pensiero che offendono il comune senso del pudore della collettività, ma la definizione esatta dei suoi confini è stata comunque tra gli ambiti più spinosi del nostro diritto e spesso la giurisprudenza è stata chiamata a intervenire in merito, allargando progressivamente l’ambito ritenuto comunemente accettabile. Tuttavia, tra i possibili limiti alla libertà di espressione si sono nel tempo concepiti anche quelli derivanti da altre norme costituzionali e ravvisabili tramite un giudizio di comparazione tra le norme stesse: un bilanciamento tra valori costituzionali spesso incerto e difficoltoso, soprattutto se si considera la continua evoluzione delle situazioni tutelabili come diritti della personalità e la sempre viva emersione di nuove domande di libertà. In tal senso, l’art. 2 della Costituzione è stato considerato una clausola aperta di questi nuovi valori, riconoscendo e garantendo i diritti inviolabili dell’uomo: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Con l’interpretazione estensiva dell’Art. 2 Costituzione si sono aggiunti ulteriori diritti e tutele come la riservatezza (o meglio conosciuta come privacy), la segretezza in ogni sua sfumatura, il diritto all’onore, la tutela della reputazione e della dignità.

Libertà di espressione e i mass media. Dai media tradizionali a internet

Gli Stati, in ogni loro forma e ordinamento, hanno sempre temuto i mass media in quanto veicolo di opinioni ed eventuali critiche che avrebbero potuto influenzare il pensiero di un singolo individuo come quello dell’intera società. Per questo motivo i mass media, in generale, nascono come strumenti comunicativi regolamentati, in un certo senso, ad accesso controllato sia dallo Stato che da un’oligarchia di magnati dell’editoria. Analizzando bene il concetto non possiamo vedere i media “tradizionali” come una vera e propria espressione di democrazia pura, definibile quasi liquida. Da qui la necessità, degli Stati, di regolamentare il più possibile i media al fine di garantire il pluralismo ideologico senza discriminazione imponendo norme secondo le quali gli editori devono garantire la libertà di espressione in cambio di poter esercitare liberamente la loro autorità sulla testata di loro proprietà.

Internet, dal canto suo, ha creato una vera e propria rivoluzione della comunicazione e della libertà di pensiero trasformando quello che è la rete telefonica in un mezzo di trasmissione di informazioni a livello globale senza censure né limitazioni. L’attività giornalistica, prima accessibile solo a pochi, ora è nelle mani di tutti i quali possono diffondere ad un numero indefinito di utenti il loro pensiero. Si introduce, più che mai, la differenza tra comunicare ed informare: nel primo caso vi è un rapporto one-to-onetra gli individui, nel secondo caso un singolo diffonde alla folla il suo pensiero. Questa differenza sancisce l’avvento di un’era in cui la libertà di informare e di informarsi è accessibile a tutti (o quasi): la ricoluzione dopo l’invenzione dei caratteri mobili di Gutenberg e della stampa Offset. Chiunque tramite un blog o un social network può esercitare la sua libertà di espressione.

La libertà di informazione è, però, una libertà costosa. Implica gli Stati ad attuare norme ed intraprendere azioni al fine di rendere accessibile a tutti gli individui la rete internet rimuovendo qualsiasi ostacolo che possa limitare la libertà di informarsidi un singolo. Contemporaneamente alla possibilità di accedere alla rete deve essere garantito l’accesso alle informazioni, principio primo della libertà di potersi informare, riguardanti lo Stato, le sue istituzioni e le sue regole; rendendo accessibile alle categorie più deboli i dati nonché creando piani di alfabetizzazione per coloro che non hanno dimestichezza con l’uso della rete. Queste attività devono essere svolte in modo da poter ottemperare alla necessità di informazioni di cui gli individui sono affamati.

Un compromesso tra diritto all’informazione e tutela dell’individuo

Sebbene il diritto all’informazione garantisca una libera manifestazione del pensiero vi sono dei limiti a cui attenersi. Tra questi possiamo trovare, oltre al già citato limite del buon costume, la limitazione della rappresentazione della violenza, la tutela dell’onore e della reputazione, la salvaguardia dell’identità personale, la tutela della riservatezza, il diritto all’oblio, il divieto di manifestazioni razziste e fasciste, la tutela dei segreti nonché la salvaguardia della libertà personale. Questi limiti sono frutto dell’interpretazione estensiva di quello che è il diritto internazionale, europeo e, nel caso italiano, della Costituzione. Per semplificare l’esposizione nelle prossime righe prenderemo in esame l’apparato normativo italiano, assai progredito e in linea con quanto previsto dalla maggior parte delle democrazie. Analizzando l’Articolo 21 della Costituzione osserviamo come il comma 1 sancisce che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.»quindi, tutti possono esprimersi liberamente e che «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.»quindi, sintomo dell’esperienza repressiva del ventennio, lo Stato italiano non può, se non nei casi previsti dalla legge, sottoporre la stampa a controlli di natura preventiva quali sono le autorizzazioni o le censure, la possibilità di sequestro in seguito alla pubblicazione, infatti, «si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.». Nel caso in cui dovesse configurarsi l’intervento dell’autorità giudiziaria e «quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto.»ancora una volta vediamo, come il la Costituzione, abbia un comportamento garantista della libertà di opinione, estremamente contrario alle censure, ai sequestri non motivati degli stampati e dei media in generale in quanto «la legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.»

Diritto di cronaca, critica e satira

Il diritto di divulgare ad un pubblico indistinto notizie ed informazioni può essere compreso nella definizione del diritto di cronaca indistintamente dal mezzo utilizzato e all’ampiezza del pubblico di riferimento. Questo, nel senso comune, si traduce in attività giornalistica, quindi, possiamo individuare una differenza tra ciò che si intende per manifestazione del pensiero e diffusione di una notizia.

Il diritto di cronaca, per essere definito tale, deve riguardare la narrazione di fatti e, per non ricorrere nella punibilità degli atti, deve rispettare tre criteri.

Il primo criterio riguarda l’utilità ol’interesse sociale: la notizia deve risultare di oggettivo interesse pubblico in quanto la cronaca, nella sua natura, rappresenta un importante ruolo sociale, ovvero, consente la formazione di un’opinione pubblica adeguatamente informata degli eventi e delle conseguenze. La reale rilevanza della notizia sarà poi varata caso per caso dalla giurisprudenza.

La verità: i fatti narrati nella cronaca devono per loro natura corrispondere a fatti realmente accaduti. Nel caso in cui dovesse venir meno questo criterio l’autore deve essere in grado di poter dimostrare di aver svolto un’accurata ricerca e verifica delle fonti per risultare esente da eventuali responsabilità.

La continenza: si riferisce alla modalità comunicativa con cui l’autore decide di esprimersi. La continenza riguarda la correttezza formale dell’esposizione delle notizie in quanto non basta che quanto riportato sia di interesse pubblico e veritiero ma è anche indispensabile che l’esposizione degli argomenti corrisponda a canoni di correttezza e civiltà. Certamente evidente è il fatto che l’accertamento concreto del rispetto del criterio della continenza è un’operazione di grande complessità che richiede la valutazione di molti aspetti.

Con il rispetto di questi criteri chi esercita l’attività giornalistica ha diritto a godere della più ampia libertà di scelta in ordine alle modalità di divulgazione di una notizia ma sarà ovviamente anche sottoposto ad un sistema di limiti ai quali conformare la usa condotta.

Anche il diritto di critica trova le ragioni della sua tutela nell’art. 21 della Costituzione, l’espressione di giudizi e valutazioni è infatti una delle più importanti forme in cui può esprimersi la manifestazione del pensiero. A differenza del diritto di cronaca che sembra essere caratterizzato per un certo grado di obbiettività, la critica procede tramite una riflessione e una valutazione degli accadimenti. I limiti riguardanti questo tipo di diritto sono gli stessi osservati in precedenza (onore, riservatezza ecc..). Si tratta quindi di un bilanciamento ragionevole che deve essere messo in moto prima dal legislatore e poi dal giudice caso per caso.

Per satira si intende una composizione artistica che può essere orale o grafica che mira a colpire, con lo scherno o con la messa in ridicolo, convinzioni, modi o atteggiamenti di una categoria di persone o di un individuo noto all’opinione pubblica. Anche in questo caso la satira rimane parte della tutela dell’art. 21 anche se non rappresenta la narrazione di fatti riconducibili alla realtà. La satira infatti non mira ad informare su accadimenti di pubblico interesse, né a diffondere una valutazione bensì mira a indurre ilarità in chi ne fruisce, attraverso un’irridente rappresentazione di persone o fatti. Per definirsi tale la satira deve però rispettare tre criteri: il registro comunicativo deve essere chiaramente inverosimile, canzonatorio, irreverente e mai aggressivo o offensivo; il soggetto della composizione satirica deve essere noto al pubblico giacché il pubblico non potrebbe cogliere un’attività di caricatura di fatti o di soggetti ignoti; la funzione ultima, e non trascurabile, della satira è moderare i potenti, umanizzare i famosi svolgendo quindi una funzione importante di controllo sociale e di protezione contro gli eccessi del potere.

La cronaca è esposizione di accadimenti, la critica espressione di valutazioni e dissenso o di un consenso. La prima narra eventi, la seconda li analizza e ne offre un’interpretazione. Trattandosi di due concetti diversi tra loro anche i loro limiti sono diversi.

Per quanto riguarda la critica il requisito di verità necessario per la cronaca viene meno in quanto non è possibile sottoporre dei meri giudizi ad una prova del vero. L’unica eccezione si ha nel caso in cui la critica sia relativa a fatti di cronaca che devono quindi necessariamente corrispondere a verità. È comunque necessario che la critica non si traduca mai in offesa gratuita.

La libertà di manifestazione del pensiero prevista dall’art. 21 rende pienamente legittime anche forme di critica purché non trasmodi in attacchi personali. Il diritto di satira ha limiti ancora più complessi della critica: la satira infatti esclude in radice l’applicabilità del requisito di verità, per la sua natura artistica comunque il diritto di satira gode anche di una maggiore tolleranza dell’ordinamento rispetto all’applicabilità del principio del limite del buon costume. Non può prescindere, però, il rispetto del diritto all’onore avendo cura di non trascendere mai nella contumelia o nella violenza verbale. Centrale rimane l’accertamento della presenza di un intento evidentemente scherzoso e canzonatorio.

Diritto all’onore

La tutela dell’onore si articola quindi su due differenti piani: il piano soggettivoed il piano oggettivo. La rappresentazione soggettiva è l’immagine che l’individuo ha di sé; la rappresentazione oggettiva, invece, è la visione che individui terzi hanno dell’individuo.

La difesa dell’onore quindi si articola su questi due piani, di conseguenza la libera manifestazione del pensiero deve essere esercitata senza violare la percezione oggettiva e soggettiva della persona e, quindi, senza incorrere nel delitto dell’ingiuria e di diffamazione. Con ingiuria(art. 594 c.p.) si delineano quelle attività che ledono l’onore di un individuo presente al momento delle dichiarazioni; con diffamazione(art. 595 c.p.) si identificano quelle azioni che ledono l’onore e la reputazione di un individuo assente nel momento della formulazione dell’asserzione, la sanzione viene aggravata nel caso in cui gli atti delittuosi siano intrapresi mediante mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità. Riguardo la sanzione di atti diffamatori è in esame in Parlamento un disegno di legge finalizzato a convertire la sanzione da detentiva a pecuniaria pur rimanendo nell’ambito dell’illiceità penale. Fondamentale, per quanto riguarda il mezzo della stampa, è il diritto di rettifica secondo il quale il direttore, o il responsabile, di una testata giornalistica sia tenuto a dare spazio a risposte o repliche sei soggetti dei quali siano state pubblicate immagini o attribuiti atti, pensieri o affermazioni ritenuti dai diretti interessati lesivi.

Tutela dell’onore ai tempi di internet

Con il web la possibilità di esprimere il proprio pensiero si è ampliata significativamente e non c’è quindi dubbio che il diritto all’onore debba essere adeguatamente protetto dall’ordinamento. Nello specifico si ritiene indiscutibile che alla diffamazione via web sia applicato il trattamento sanzionatorio aggravato di cui l’art. 595 c.p. comma 3. In una sentenza della Corte si è evidenziato che l’inserimento di un contenuto diffamatorio possa generare una responsabilità in capo all’autore, risulta infatti lecito interrogarsi sulla potenzialità lesiva del diritto all’onore che può essere generata da azioni diverse dall’immissione in rete di messaggi, quali sono l’apprezzamento e la condivisione di contenuti altrui.

A favore della democrazia, contro il totalitarismo

La libertà di poter esprimere liberamente il proprio pensiero, come già si evidenzia nelle parti precedenti, è una caratteristica tipica degli assetti democratici. Un diritto antagonista dei totalitarismi, a favore delle opinioni antitetiche, delle critiche, del dissenso politico e sociale. Anche quando tale dissenso è forte, aspro, purché non scaturisca in vera e propria violenza.

Questo principio di “non censura” è il cuore pulsante di ogni società definibile democratica, è il dialogo, la critica e il confronto che accrescono la società e gli individui che la compongono; è un termometro sociale che aiuta – e limita – le Istituzioni nell’attività quotidiana mettendo in costante dubbio i suoi valori, le procedure e le sue regole al fine di operare sempre nel rispetto dei canoni costituzionali a favore del Popolo.

Se, invece, la società vietasse di porre in discussione le idee dominanti, impedendo qualsiasi dissenso, finirebbe per inaridirsi. La libertà di espressione ha lo scopo di proteggere i discorsi impopolari. Quelli popolari, per definizione, non necessitano di tutela.(Neal Boortz). In fin dei conti la libertà di espressione è il principio per cui un individuo può manifestare liberamente la propria personalità all’interno della società di cui è parte, avendo la possibilità di partecipare attivamente al dibattito pubblico e politico non solo in maniera formale ma anche sostanziale. Ovviamente, occorre tenere presente che la libertà di manifestazione delle opinioni ha dei confini ben definiti, in quanto non può andare a tutelare ciò che si pone in contrasto con la stessa libertà e con la democrazia. Tutto ciò, infatti, che mira a cancellare la democrazia, come le ideologie totalitarie condannate dalla storia (è la storia che crea la scala dei valori da tutelare), non può in alcun modo essere tutelato in base alla libertà di espressione. Quindi, non tutte le opinioni sono tutelabili, ma solo quelle che non mirano a sovvertire la democrazia o a cancellare la libertà di manifestazione del pensiero.